domenica 5 giugno 2011

La reazione chimica del terreno, il Ph

pH Meter_4497743274_t.jpgOltre a valutare i vari aspetti fisici che possono caratterizzare il nostro terreno, occorre conoscere anche le proprietà chimiche dello stesso, in quanto anch’esse concorrono alla sua maggiore o minore fertilità. Tra queste, particolarmente importante, è il cosiddetto potere assorbente, ovvero la proprietà che possiede un terreno di riuscire a trattenere i principi nutritivi che lo attraversano in soluzione. Un potere assorbente più o meno forte dipende molto dall’azione svolta da alcune particelle amorfe di microscopica dimensione, dotate di cariche elettriche negative o positive, contenute in diversa misura nei terreni. Queste, attraverso complessi meccanismi chimicofisici, sono in grado di legare a loro alcuni principi nutritivi, impedendo alle piogge di dilavarli trascinandoli negli strati più profondi del terreno, fuori dalla portata delle radici delle piante.
Tali particelle, dette colloidi, svolgono quindi una funzione di bloccaggio degli elementi nutritivi, a tutto vantaggio delle radici. Si è detto che non tutti i terreni hanno lo stesso potere assorbente e molta della sua intensità dipende dalla quantità di colloidi presenti negli stessi. I terreni con più potere assorbente sono, per esempio, quelli argillosi, calcarei e umiferi. Il potere assorbente è invece minore in quelli sabbiosi.





Un’altra proprietà chimica del terreno che bisogna conoscere e sorvegliare è la sua reazione chimica, più semplicemente identificata con la sigla pH. Il pH dipende dalla quantità di ioni OH e H presenti in un terreno. Se prevalgono gli ioni OH (gruppo ossidrile) un terreno sì dice a reazione alcalina o basica. Al contrario la prevalenza degli H (idrogeno) rende acida la reazione di un terreno.
Gli studiosi hanno appositamente istituito una scala di valori, dallo O al 14, che valuta appunto il rapporto tra gruppi ossidrili e idrogeni. La lettura avviene con la seguente modalità:



  • -da O a 6,9 sono compresi i valori di acidità, dove l’acidità massima è lo O e la minima il 6,9;

  • -il 7 indica la reazione neutra del terreno (ossia un terreno dove OH e H si equivalgono);

  • -da 7, l a 14 sono compresi i valori alcalini, dove il massimo dell’alcalinità è il 14 e il minimo è il 7, l.


In commercio, oltre ad attrezzature per professionisti, esistono degli appositi indicatori non eccessivamente costosi che, con una semplice operazione, possono fornirci la reazione chimica del terreno che ospiterà il futuro orto.
Il pH ideale – Ora che abbiamo preso confidenza con la reazione chimica, cerchiamo di capire quali sono i valori pH graditi agli ortaggi. Innanzitutto facciamo rilevare che determinati valori sono assolutamente negativi per la maggior parte dei vegetali. Per esempio una reazione fortemente acida (valori compresi da 3 a 5) o fortemente basica (valori compresi tra 8 e 9), riducono in maniera drastica le capacità vitali di molti ortaggi e non solo; mentre valori più vicini al 7, ossia alla neutralità, aumentano progressivamente le prestazioni delle nostre colture. A questa schematica premessa si deve aggiungere la considerazione che ogni ortaggio gradisce un suo pH ideale. Quello del pomodoro, per esempio, è compreso tra i 6 e 6,5, mentre per una coltura d’asparagi questi numeri subirebbero uno spostamento tra il 7 e il 7,5.
Comunque sia, la maggior parte dei vegetali riesce ad adattarsi anche a un pH leggermente diverso da quello a loro congeniale, benché le preferenze degli ortaggi da noi trattati oscillino tra valori compresi dal 6 al 7,5.

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