giovedì 30 giugno 2011

Piante aromatiche e piante officinali, un poco di storia

L‟utilizzo di piante per curarsi è antichissimo: probabilmente l‟uomo primitivo iniziò a servirsene dopo averne sperimentato per puro caso gli effetti benefici, o averli osservati sugli animali.
Del resto, una antica leggenda narra che Esculapio, dio greco della medicina, avesse imparato l‟arte del curare dopo aver visto una pecora, ormai ridotta in fin di vita, mangiare un'erba selvatica, e dopo averlo fatto, riprendere forza e vigore.
In America, secondo certe leggende indiane, la tribù dei Chippewa, che viveva nel Michigan, imparava i rimedi migliori per guarire a seconda di come l'orso cercava le radici, le ghiande, le bacche, le erbe etc.Quindi se civiltà evolutesi in luoghi ed epoche così diverse hanno leggende così simili, molto probabilmente c‟è una base di verità.
Con l‟organizzarsi delle comunità tribali, nacquero i raccoglitori di piante che, essendo diventati buoni conoscitori del settore, erano in grado di stabilire il momento giusto per la raccolta e le regole riguardo l‟impiego.
Con lo svilupparsi della civiltà, l´utilizzo delle piante fu associato a riti magici o religiosi: infatti, spesso, la loro raccolta, preparazione e somministrazione era riservata a varie figure rilevanti all´interno della comunità come streghe, maghi, anziani, sacerdoti, le cui conoscenze derivavano da una lunga tradizione orale.
Il mescolarsi di medicina e religione non deve lasciarci stupiti: in molte tribù dell'America meridionale o dell'Africa esiste ancora la figura dello stregone, per non parlare dei “maghi” e delle “streghe” che spopolano sulle nostre tv private.
Nel momento in cui la medicina divenne appannaggio dei sacerdoti, si iniziarono anche a tramandare, con documenti scritti, le conoscenze relative alle piante.
Ad esempio, su alcune tavolette cuneiformi della civiltà assiro-babilonese, tra cui quella di Assurbanipalvengono menzionate piante come la belladonna, l'oppioecc. ed i loro usi.
La stessa Bibbia ci tramanda l'uso, da parte degli ebrei, di alcune piante, come l'issopo e il cedro, per curare le malattie.

Continua....

Cicoria Indivia Scarola o Endivia

endive_kivircik_hindiba_2.jpgVarietà: Le scarole o indivie oppure endivie appartengono alla grande famiglia delle cicorie. Sotto il nome di cicoria sono raggruppate una grandissima varietà di specie orticole appartenenti alla famiglia delle Composite (la stessa di carciofi, cardi, lattuga), originarie perlopiù del bacino del Mediterraneo.


Per riassumere, possiamo distinguere le cicorie in alcuni gruppi, per meglio orientarsi in questo vasto panorama.



  • Cicorie a foglia, da taglio: es. Spadona, bionda di Trieste, Scirolo

  • Cicorie a foglia verde, da cesto: Bianca di Milano, Pan di zucchero

  • Cicorie da foglie e steli: cicoria catalogna, cicoria “da puntarelle”

  • Cicorie da radice: radici più o meno amare, da consumare cotte, come la cicoria di Soncino

  • Cicorie colorate, da taglio e da cesto


 


In questa occasione parliamo delle prime delle prime, cicorie scarole da taglio o da cespo che si raccoglie una volta senza ricrescita.Si dividono in due grandi gruppi:


Indivia Scarola


Indivia Riccia.


Tra le scarole ricordiamo: la Gigante degli ortolani, la Full heart medio-precoce, la Di Lusia, la Bionda a cuore pieno, la Cornetto di Bordeaux. Tra le ricce citiamo: la Pancalieri a costa bianca, la Padovana a costa larga, selezione Zorzi, la Romanesca, la Riccia sempre bianca, la Saint Laurent, la Gloire de l’exposition, la Di Ruffec, la Riccia cuore d’oro.



images.jpgClima e terreno: le endivie prediligono i climi temperati, benché dimostrino una discreta resistenza al freddo. Non sopportano la siccità. I terreni di medio impasto, sciolti, privi di ristagni d’acqua e ben dotati di sostanza organica sono i migliori.


Avvicendamento: è consigliabile non ripetere la coltura sullo stesso appezzamento prima che siano trascorsi almeno 3 anni, Le indivie possono precedere patate, cipolle invernali, pomodori,


Consociazione: è sconsigliata quella con fagioli rampicanti, cavoli, finocchi, mentre sembra vantaggiosa l’associazione a porri e cicoria.


Semina: può essere effettuata in piena estate in semenzaio per trapianto quando le piantine hanno emesso la quarta foglia alla distanza di 25-30 cm sulla fila e 40-50 cm tra le file; oppure direttamente a dimora da luglio a settembre. La profondità di semina è di l cm. l g di seme è sufficiente per l mq di semenzaio.


Concimazioni e cure: si distribuiscono 2-3 quintali di letame maturo per 100 mq di terreno qualche mese prima della semina interrandolo con una vangatura alla profondità di 30-35 cm. Non bisogna fertilizzare con concime organico fresco e non ben decomposto.
Le cure colturali prevedono irrigazioni, le quali si rendono necessarie subito dopo il trapianto e nelle stagioni con andamento climatico siccitoso e che, comunque, devono essere distribuite in numero sufficiente anche durante il ciclo. Scerbature e zappettature servono ad arieggiare il terreno e tenerlo sgombro dalle infestanti, mentre diradamenti e sostituzioni di piantine manterranno uniforme l’investimento. L’imbianchimento dei cespi verrà praticato con copertura di materiale scuro, legatura delle foglie, tunnel di film plastico nero.


Raccolta: a scalare man mano che i cespi hanno misure idonee alla varietà d’appartenenza. Generalmente s’effettua in autunno, inverno e inizio,primavera.


Malattie: oltre a malattie e parassiti della lattuga e la cicoria, ricordiamo l’afide nero e il pidocchio bianco delle radici. Tra le crittogame citiamo, invece, la ruggine.

Concimi minerali potassici

images.jpg I Concimi minerali potassici sono Sono le ceneri di legna, la farina di rocce silicee e il patentkali.


Le ceneri di legna hanno un contenuto di ossido di potassio assai variabile a seconda del tipo di legno da cui derivano. Mediamente si può valutarIo attorno al 10%, al quale vanno sommate anche piccole quantità di fosforo. È un discreto concime potassico casalingo in quanto proviene dalla combustione della legna arsa per riscaldamento nelle stufe o sui camini e quindi a costo praticamente nullo. La sua distribuzione sul terreno avverrà previo mescolamento con lo stesso o per localizzazione nei solchi dove saranno effettuate le semine. Le uniche accortezze da tenere nell’utilizzo della cenere sono di NON abusarne (tende a salinizzare il terreno) e di NON usare sulle piante acidofile (azalee, ortensie, orchidee…) perché non amano il calcio.


La farina di rocce silicee è una particolare farina minerale ricavata dalla polverizzazione di rocce vulcaniche, come lave, basalti ecc. Grazie alla presenza nella sua costituzione anche di altri elementi fertilizzanti, o comunque utili ai vegetali, quali magnesio, calcio e silicio, essa travalica il semplice ruolo di concime per proporsi come un vero e proprio fattore fertilizzante nel senso più ampio dell’accezione.



Il suo impiego sarà dettato dall’origine delle rocce dalle quali deriva. Se queste hanno un elevato contenuto di silicio (porfidi, graniti), la farina risulterà particolarmente adatta ai terreni basici, neutri e calcarei; mentre le rocce basaltiche forniranno un fertilizzante confacente ai terreni acidi. Il silicio contenuto in questo concime rende, inoltre, più resistenti le piante nei confronti dei parassiti.


Il patentkali si estrae da giacimenti salini originati si laddove, in ere lontane, esistevano bacini marini. Ricco di solfato di potassio e di magnesio, questo concime contiene pure rilevanti quantità di zolfo. Esso è un fertilizzante di buona solubilità per cui dovrà essere impiegato con una certa parsimonia unendolo, preferibilmente, al compostaggio nella misura indicativa di circa 7 kg di patentkali per l mc di materiale organico.